Convegno “L’amianto è indistruttibile?” – 27 Ottobre 2008

L’amianto è indistruttibile ? 
Milano – 27/10/2008.

Buon giorno a tutti i presenti,
In un periodo in cui il tema AMIANTO assurge sempre di più agli onori della cronaca è motivo di grande orgoglio poter dar voce ad un piccolo ufficio INCA di provincia in un iniziativa di cosi alto spessore.
Ringrazio la Camera del Lavoro di Milano per l’invito e per darci la possibilità di portare la nostra esperienza in questa iniziativa e di parlare del problema amianto dalla nostra prospettiva locale.
La tutela dei diritti individuali è la funzione assegnata ai patronati da leggi dello Stato, intervenute dal lontano 1947 ai giorni d’oggi per questo – (accanto alla battaglia di bandire definitivamente la presenza del materiale nei nostri paesi, portata avanti dalla Camera del Lavoro di Oristano e dal suo Coordinamento Amianto, e prima ancora, dal Coordinamento
Compartimento Industria) – c’è il lavoro silenzioso del Patronato INCA tutelando i lavoratori ex esposti e i loro familiari per il riconoscimento dei diritti previdenziali e assistendo le vittime colpite da malattie correlate all’amianto
Come ha detto Lilliu, l’obiettivo di vietare l’estrazione, la lavorazione e l’utilizzo dell’amianto, stante gli effetti nocivi per la salute, è stato in tutta Italia al centro della mobilitazione e delle lotte a partire dall’inizio degli anni 70.
Anche la Camera del Lavoro di Oristano non è stata a guardare e la lotta, che ha visto coinvolti centinaia di lavoratori delle due fabbriche che lavoravano l’Amianto – la Sardit e la Cema Sarda – ha lasciato un segno indelebile nella storia della città.
Erano stati istituiti due presidi fissi, uno davanti alla fabbrica Sardit e l’altro davanti al Comune nella centralissima piazza Eleonora. Piazza carica di grande significato in quanto dominata dalla statua dalla Giudicessa Eleonora che nel medioevo – (fine 1300) – promulgò la famosa Carta de Logu (carta del territorio), una raccolta di leggi consuetudinarie di diritto – (contenente anche capitoli a difesa e tutela della donna e della famiglia) -.
L’intera comunità si mobilitò e dimostrò grande solidarietà ai lavoratori in lotta e alle loro famiglie. Anche il movimento studentesco diede il proprio contributo e organizzò – (io da liceale fui uno dei promotori) – una manifestazione di solidarietà di centinaia di studenti che raggiunsero in corteo la fabbrica fuori città, con grande stupore da parte degli operai. Mai avrei pensato che un domani avrai tutelato quei lavoratori per l’esigibilità dei loro diritti.
Nel nostro territorio nella maggior parte delle famiglie l’unico reddito è quello del capofamiglia e l’ effetto del coinvolgimento nei processi di dismissione dell’amianto, creava un concreto danno di carattere occupazionale, estromettendo dal mondo del lavoro
centinaia di persone, … ma la scelta fu chiara, … davanti a tutto la salute. Ecco perché la storia delle due fabbriche di Amianto – che dava lavoro a decine di famiglie – toccò la sensibilità di tutta la popolazione.
Le lotte e le sentenze portarono finalmente, nel 1992, alla conquista della legge n.257 che sancì l’obbligo della cessazione dell’estrazione e lavorazione, nonché l’utilizzo dell’amianto, e si occupo’ per la prima volta – all’art.13 – dei lavoratori esposti, prevedendo benefici previdenziali consistenti in una rivalutazione contributiva del 50% ai fini
pensionistici dei periodi lavorativi comportanti un’esposizione al minerale nocivo.
La strada prima e dopo la Legge 257 è stata un percorso ad ostacoli.
In fase di discussione delle stessa ci si accorse che i destinatari dei benefici pensionistici sarebbero stati solamente coloro i quali le aziende versavano il premio specifico supplementare per l’asbestosi e di conseguenza sarebbero stati tagliati fuori la maggior parte dei lavoratori in quanto le aziende non pagavano all’INAIL il premio per tutti loro.
Ci fu un enorme pressione sui parlamentari di riferimento e grazie all’intervento del Coordinamento Compartimento Industria della CGIL di Oristano nei confronti del senatore sardo Tore Cherchi, presidente della X commissione lavoro del Senato, il testo fu modificato. I suggerimenti dell’INCA furono determinanti per il raggiungimento del risultato
e l’articolo 13, al comma 8, fu approvato senza più il riferimento al versamento del premio specifico per l’asbestosi.
In fase di prima applicazione la maggiore difficoltà fu incontrata nella liquidazione delle pensioni con i benefici della nuova Legge. Per una questione interpretativa il Direttore della sede INPS di Oristano blocco tutte le liquidazioni delle pratiche ritenendo che i
periodi contributivi oggetto di rivalutazione fossero quelli soggetti ad assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali per asbestosi dando quindi – (ironia della sorte) – una lettura della legge che era stata spazzata via proprio dall’intervento della CGIL di Oristano.
Si dovette intervenire col pugno duro ricorrendo – (con un esposto) – alla procura della Repubblica che sbloccò la situazione di stallo; non appena all’INPS Centrale arrivò la notizia della denuncia, intervenne subito l’allora presidente Mario Colombo che diede indicazioni molto chiare e inequivocabili in merito. Furono liquidate le prime 250 pensioni
d’Italia con i benefici legati alla nuova legge e quell’intervento della magistratura servì da apri-pista per molte altre sedi in cui si stavano creando situazioni analoghe.
Il decreto interministeriale del 27.10.2004, rappresenta il nuovo quadro normativo di riferimento e dietro ad un falso allargamento dei diritti – (estendendoli ai non assicurati INAIL) – ci si è trovati di fronte alla restrizione e alla cancellazione delle pregresse conquiste di civiltà giuridica nella normativa lavoristica, e nelle relazioni sindacali, e infatti, a tutti i lavoratori assicurati e non all’INAIL, si è applicato il termine ultimo del 2 ottobre 2003 per la maturazione del diritto;  il termine per la presentazione della domanda all’Inail è scaduto il 15 giugno 2005.
Purtroppo tanti lavoratori sono stati tagliati fuori, soprattutto quelli di piccole realtà, con assenza di sindacalizzazione, a cui queste norme non sono mai arrivate. Ci siamo trovati difronte un gruppo di 12 lavoratori di una fabbrica di gioielli che utilizzavano l’amianto nelle lavorazioni, quindi con un esposizione diretta, cui è stata rilasciata regolarmente da parte
del DL la dichiarazione di avvenuta esposizione, ma che non potranno beneficiare di quei diritti di cui sono potenzialmente destinatari perché il legislatore ha voluto mettere la parola fine.
Nella nostra provincia sono state presentate all’INAIL 194 domande di richiesta di certificazione dell’esposizione all’amianto, sin’ora solamente 8 sono accolte, 3 respinte, 16 in fase di definizione tra (3) Direzione prov.le del lavoro e (13) la CONTARP Sardegna. Le restanti domande sono bloccate per impossibilità di far proseguire l’istruttoria.
E’ bene sempre ricordare – (alla luce di questo quadro normativo) – che, come afferma anche la Corte Costituzionale, il beneficio nasce per offrire ai lavoratori esposti all’amianto
– (per un apprezzabile periodo di tempo di almeno dieci anni) – un beneficio correlato alla possibile incidenza invalidante di lavorazioni che, in qualche modo, presentano “potenzialità morbigene” e oggi questa potenzialità morbigena sta mostrando tutto il suo terrore; non si vede quindi perché porre l’accento sul fatto che il beneficio è diventato un costo non più sostenibile.
Accanto alla sorveglianza sanitaria organizzata dal Coordinamento Amianto I lavoratori ex esposti che hanno contratto una malattia professionale legata all’amianto, trovano l’assistenza e tutela del patronato. Per fare questo l’INCA di Oristano si avvale di due medici e uno studio legale, con presenza in sede. I numeri del nostro territorio che ha citato Lilliu – riferiti alla malattia da amianto – sono piccolissimi rispetto a realtà come il vostro territorio ma la drammaticità è comune a tutti quanti. E’ necessario non lasciare sole queste famiglie e sostenerle in ogni momento.
Il Fondo per le vittime dell’amianto istituito presso l’INAIL dalla Finanziaria 2008, di cui da mesi si attende l’operatività erogherà in favore di tutte vittime che hanno contratto patologie asbesto-correlate per esposizione all’amianto, una prestazione economica, aggiuntiva alla rendita, diretta o in favore di superstiti.
In attesa che il fondo decolli stiamo predisponendo una campagna di sensibilizzazione per richiamare tutte le famiglie vittime dell’amianto e stiamo collaborando con la Segreteria della Camera del Lavoro e al Coordinamento Amianto per elaborare una proposta da avanzare alla Regione Sardegna che preveda l’allargamento dei beneficiari – anche ai
superstiti delle vittime dell’amianto – dell’indennizzo previsto dalla Legge Regionale n°8 del 2008, per le vittime di infortunio mortale sul lavoro.
Il ruolo che svolgiamo nei nostri uffici è diventato oggi più che mai di fondamentale importanza per la tutela di tutti quei lavoratori e dei loro familiari che hanno dovuto convivere con questo materiale e stando accanto a queste persone vengono fuori vicende umane toccanti.
Ricordo il primo caso che seguii di un operaio ammalato di mesotelioma; mi recai a casa sua per completare gli ultimi documenti per il riconoscimento della rendita INAIL; era difficile riuscire a guardarlo negli occhi perchè entrambi sapevamo che nessuno è mai guarito di questa malattia. Malattia che arriva dopo una vita di lavoro e fatica tra le polveri
di amianto.
“L’amianto è industrittibile?” è il titolo di questo convegno … abbiamo ormai capito che il suo significato – (dal greco perpetuo, inestinguibile) – non si riferisce solo alle ottime caratteristiche chimiche e meccaniche ma anche alla sua presenza che accompagna la vita di tanti cittadini; una paura costante che come un ombra non si stacca dalle persone.
… forse un domani non ci sarà più amianto nei nostri paesi ma certamente sarà indistruttibile il suo ricordo..
Grazie e buon lavoro.